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- - DONNA & MAMMA - MARZO 2006

- - RISTRUTTURA CASE E CASALI di feb/marzo 2006



DAL RUDERE ALL'AGRITURISMO
di Alessandro Clericuzio

Come acquistare quello che appare solo un ammasso di vecchie pietre e trasformarlo in una delle più belle strutture turistiche della campagna
umbra. E’ quello che hanno fatto Marinella e Dario, proprietari del Convento di Agghielli, nei pressi di Spoleto. Dieci anni fa, il convento era effettivamente poco più che un rudere, ma con delle grandi potenzialità:chi è stato in grado di vederle e di metterle in atto, oggi, ha la grande
soddisfazione di possedere e gestire una struttura di altissimo livello.

UNA STRUTTURA E LA SUA STORIA
Ridotto a poco più che un rudere prima dell'acquisto e della ristrutturazione da parte degli attuali proprietari, la struttura esisteva già nel tardo
Medioevo. In un censimento delle ville spoletine datato circa a.d. 1200 appariva come "Villa Ajelli". E risultava avere, al catasto, "dieci fochi", ovvero altrettante famiglie di lavoranti. Tra le stesse ville sorgeva Pompagnano, che oggi è un borgo a sé stante, qualche centinaio di metri più in basso rispetto alla meravi­gliosa collocazione collinare di Agghielli. Qui, più tardi, si era trasferito un convento di suore clarisse, isolate nel verde umbro fino a tutto Ottocento, dopodiché fu venduto ad una certa famiglia Spinelli, che ne fece una grande azienda di chianine per la produ­zione di carne. La fine del ruolo delle vacche, "travolte" dalla storia e dai cambiamenti nelle abitudi­ni produttive, ha decretato anche la fine di quell'azienda. E' qui, che ad un certo punto, la struttura è stata abbandonata a se stessa, fino a trasformarsi in un rudere.

PASSO DOPO PASSO VERSO LA METAMORFOSI

Circa cento ettari di terreno e una serie di edifici ormai così trascurati da spaventare molti investitori: così si presentava l'ex convento a chi lo visitava prima della sua '`rinascita". La tipologia di investimento che serviva per questa struttura era miliardaria (parliamo ancora dell'epoca delle lire, ovviamente). C'era chi, pur partito con entusiasmo, si scorag­giava. Non è stato così per Marinella e per Dario: quest'ulti­mo, esperto di finanza e titolare di una cattedra in Economia del Mercato Mobiliare all'Università di Pescara, ha fatto i suoi calcoli e ha deciso di iniziare l'avventu­ra. "Il finanziamento non è anda­to immediatamente liscio come l'olio," racconta Dario. "All'inizio ci eravamo affidati a delle picco­le banche locali, che però, aven­do percepito le enormi potenzia­lità dell'investimento, stavano facendo manovre poco chiare. Dopo un periodo di stallo, ci siamo rivolti ad una banca seria, di grande fama che con una serie di garanzie ci permetteva di finan­ziare l'intero progetto." Così, a metà degli anni Novanta, Agghielli vive di vita nuova. Dei 92 ettari di podere, 70 sono stati lasciati a vegetazione boschiva e 22 sono stati coltivati: ci vivono pecore, tacchini, polli, faraoni, maiali, tutti nutriti biologicamen­te e, a loro volta, destinati all'uso aziendale. E sono anche tornate le chianine, nuovamente apprez­zate sulle nostre tavole! Dalle zone coperte sono stati ricavati una grande quantità di locali, oltre alle 8 suite e alle 2 camere doppie: una biblioteca e sala della musica nell'antica chiesetta (con dodici postazioni di lavoro), una sala riunioni, la sala ristorante con 60 coperti e il terrazzo panora­mico con 30 coperti, il bar, un Centro di Benessere Creativo con sale per massaggi, bagni vapore, idromassaggi e cosivvia.

UNA SCELTA OBBLIGATA: LA BIOARCHITETTURA

L'intera struttura è stata affronta­ta, al momento della ristruttura­zione, con una attenzione ferrea all'ecosistema circostante. Il pro­getto ha previsto una "bioristrutturazione", che consiste nell'utilizzazione di materiali antichi, spesso di recupero, quali cotto, pietra e legno, oltre che nella scelta di tecniche moderne "tarate" per avere il minor impat­to possibile sull'ambiente. -nulla di inquinante, nulla di "artificiale", nulla di estraneo alla filosofia che ha generato l'ex convento in prima istanza. Per esempio, l'isolamento termico è garantito da pannelli di sughero, fibre di legno e argilla, l'intonaco è stato realizzato in grassello di calce, i cavi elettrici schermati per eliminare i campi elettromagnetici e il tetto ventilato con sughero e guaine naturali. Per quanto riguarda il tetto, l'impe­gno biodinamico è stato particolarmente significativo: circa 1000 mq. di superfici bioarchitettoniche invece che un facile, economico tetto prefabbricato. "Solo così la casa respira vera­mente", dichiara il proprietario. "Non è un concetto facile da tra­smettere a tutti: anche le mae­stranze con cui lavoravamo all'i­nizio ci hanno creato seri pro­blemi. Ci siamo dovuti costituire noi la società edile e assumere una squadra di persone ad hoc che condividevano la nostra visione. Poi sono rimasti a lavorare nell'agriturismo. "

FILOSOFIA DELL'IMPRESA

Non può esistere progetto vin­cente senza una base solida. Per Dario e Marinella non avrebbe potuto aver inizio il loro percor­so se non ci fosse stato un punto di svolta nella loro vita. Dallo stress di lavori totalizzanti (com­mercialista lei, professore lui) sono passati ad un approccio biodinamico della vita. Hanno fatto proprio il motto di Deepak Chopra, un medico indiano che ha saldato la medicina conven­zionale alle antiche pratiche orientali dando una diversa rile­vanza ai rapporti tra mente e corpo. Questo è alla base della loro "impresa", della loro filoso­fia di vita e della loro azienda agrituristica:
"In ogni persona esiste un luogo che è libero da ogni malattia, un luogo dove non vi è dolore, che non può invecchiare né morire. Quando ci si reca laggiù, le limitazioni che tutti accettiamo cessano di esi­stere. Non sono più concepibili nemmeno come una possibili­tà. Questo è il luogo chiamato benessere totale.
Deepak Chopra



















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